
La nuova moda delle spice drugs
Negli anni ’60 a San Francisco in USA viene aperto il primo smart shop: “Psychedelic Shop on Height Street” a cura del Sig. Ron Thelin, veterano del Vietnam. Sebbene questo esercizio sia stato chiuso 2 anni dopo, ha dato avvio ad un fenomeno di colossali proporzioni, che ha portato alla comparsa di smart shop in moltissime città americane ed europee nel corso delle successive cinque decadi.
Si stima che solo nel Regno Unito siano aperti circa 200 smart shop con un introito annuo di 10.000.000 di sterline, senza contare le entrate che derivano dalle vendite internazionali on line.
La principale ragione di tale fenomeno di massa risiede nel fatto che, a tutt’oggi, non c’è nessuna chiara indicazione, né informazione rispetto alla composizione, alla qualità, ai potenti effetti psicotropi ed alle possibili conseguenze mediche legate all’uso degli “Spice products”, “Spice drugs” o “Smart drugs”, la cui vendita spesso non risulta regolamentata, né sottoposta a specifica legislazione.
La denominazione commerciale implica la supposta innocuità di tali prodotti, che sono spesso venduti con la specifica “per uso non umano” oppure come “incensi o profumatori d’ambiente” o “sali da bagno”.
Sul sito web che li distribuisce compare la scritta “Legal responsability with on your own risk. Apply to your lawyer”; concetto equivalente all’antico principio per cui: “nullum crimen sine lege o nulla poena sine lege principale”.
L’European Monitoring Centre for Drugs And Drug Addiction (EMCDDA) è un’organizzazione decentralizzata, a livello europeo, che garantisce diffusione di informazioni validate a livello scientifico, sorveglianza sociale e cooperazione con le forze di polizia ed i professionisti coinvolti, per contrastare l’uso e il traffico illecito di sostanze psicotrope. Circa 114 nuove sostanze psico-attive sono state segnalate dal 1994 ad oggi (24 di queste sono state notificate solo nel 2009).
Alla fine del 2008 l’EMCDDA ha segnalato i prodotti, commercializzati con il nome “Spice”, “Herbal product” o “Herbal mixture”, come potenzialmente dannosi per gli importanti effetti psicotropi indotti da molecole quali JWH-018, JWH-073, JWH-398, JWH-250; HU-210, CP-47,497 ed omologhi, e l’oleamide, complessivamente definibili come cannabinoidi sintetici, per la struttura chimica molecolare di agonisti puri, selettivi dei recettori CB1 e CB2.
Le normative per la commercializzazione e le sanzioni penali relative all’uso ed al traffico illecito delle sostanze segnalate dall’EMCDDA sono regolamentate diversamente, a livello nazionale, da ciascun membro dell’UE.
Le procedure burocratiche forensi per stabilire le norme e le sanzioni a livello applicativo, dopo la notifica dell’EMCDDA, hanno tempi variabili, generalmente troppo lunghi per garantire l’operatività necessaria a contrastare efficacemente la commercializzazione di tali sostanze. I prodotti vengono inoltre preparati con combinazioni di sostanze sempre nuove, con struttura chimica minimamente differente a livello molecolare, ma tale da giustificarne una differente siglatura e permettere l’immissione sul mercato di sostanze che non risultino inclusi nelle liste sottoposte a sorveglianza.
La mancata sorveglianza ha portato all’acquisto legalizzato ed al consumo indiscriminato, nella sicurezza di non incorrere in sanzioni penali.
Uno studio condotto a Dublino (Pillay et al., Psychiatrist 2010) richiama la nostra attenzione su questioni allarmanti: il 100% dei venditori di “Smart drugs” asserisce che i propri prodotti sono legali e sicuri, ma esiste una discrepanza tra ciò che viene pubblicizzato e la reale composizione chimica di questi prodotti (principi attivi ed eccipienti).
Sebbene le caratteristiche farmacologiche delle molecole impiegate per la preparazione di “Spice products” non siano completamente note è ormai stabilito che esercitano effetti molto più potenti rispetto al Δ9-THC (EMCDDA 2009 a, b), che risulta essere un agonista parziale e non puro dei recettori CB1 e CB2. E’ possibile identificare la provenienza dei cannabinoidi sintetici dal mercato asiatico (Cina) o da altri paesi che offrono materie prime a basso costo: molecole dissolte in solventi spray, che vengono impiegati su prodotti vegetali, lasciati evaporare e confezionati in pacchetti “Herbal mixture”.
Non sono stati condotti studi di tossicità sull’uomo e quindi non esistono dati validati in letteratura relativi all’effetto dei cannabinoidi sintetici, che vengono quindi ritenuti non tossici.
Gli esperimenti condotti sui ratti hanno mostrato gli effetti della molecola JWH-018 a varie dosi: da 0,1 fino a 10 mg/kg comparsa progressiva di letargia, stato catatonico e disfunzione respiratoria, coma e morte (I. Vardakou et al., Toxicology Letters 197, 2010).
Modelli sperimentali su topi hanno stabilito una relazione di causa effetto tra la comparsa di sintomi neurologici quali ipotermia, analgesia, ipoattività fino alla catalessia e la somministrazione sottocutanea o endovenosa di dosi crescenti di HU-210, analogo sintetico del Δ9-THC, agonista selettivo dei recettori CB1 e CB2 (http://www.caymanchem.com).
Un recente studio inglese, basato sempre su modelli animali, fornisce la prima evidenza diretta dei meccanismi sottostanti i deficit di memoria spaziale indotti dalla somministrazione di HU-210, che implicherebbero l’interessamento di neuroni di specifiche regioni ippocampali del SNC, con alterazione dell’attività elettrica a livello cellulare. Tali deficit non sono reversibili dopo somministrazione di un antagonista sintetico del recettore CB1 (Robinson et al., British Journal of Pharmacology, 2007).
In letteratura sono stati segnalati un numero limitato di casi clinici, che hanno presentato sintomi da dipendenza o astinenza per uso cronico di “Spice Product”.
In Germania sono stati descritti alcuni casi per cui si è reso necessario l’intervento medico per il trattamento di sintomi da dipendenza, quali agitazione, tremore, ipertensione arteriosa (PA fino a 180/90 in fase iperacuta), palpitazioni, tachicardia (125 bpm), insonnia, cefalea, nausea, vomito, depressione grave. In fase di uso cronico di “Spice”, con incremento della dose iniziale da 1 fino a 3 grammi/die per rapido instaurarsi di tolleranza, i pazienti riportano uno stato di confusione mentale, con difficoltà di attenzione e concentrazione.
Sempre in Germania sono stati segnalati casi per cui si è reso necessario un intervento medico urgente per comparsa di importante agitazione psicomotoria, con tachicardia e talora perdita di coscienza per brevi periodi. In Italia risulta segnalato il caso di una donna di 53 anni che ha presentato tali sintomi in acuto.
In nessuno di questi casi c’è stata conferma all’esame tossicologico della presenza di cannabinoidi sintetici.
Altre sostanze segnalate dall’EMCDDA, alcune già presenti in liste di farmacovigilanza in alcuni paesi europei, sono molecole sintetiche analoghe della piperazine: benzylpiperazine (BZP) trifluoromethylphenylpiperazine (TFMPP) e meta-chlorophenylpiperazine (mCPP). (Asicioglu, Bulletin of Clinical Psychofarmacology, 2010).
Nell’arco dell’ultima decade tali molecole si sono diffuse come ingredienti delle “party pills”, droghe ad uso ricreativo, che sono state vendute, legalmente ed in maniera incontrollata soprattutto in Nuova Zelanda, nei corner shop, nei centri commerciali, negli outlet con vendita al dettaglio e nei negozi di liquori. Si stima che circa il 40% dei ragazzi neozelandesi tra i 18 ed i 29 anni abbia assunto abitualmente “party pills” contenenti BZP e che circa il 44% degli studenti universitari neozelandesi le abbia utilizzate per studiare. Nel 2005 il governo neozelandese ha proibito la vendita della BZP, ma fino a quel momento le party pills sono state il prodotto più venduto e consumato dai giovani, superando anche il consumo di cannabis. Dal 2008 in Nuova Zelanda il possesso e la vendita della BZP è punibile penalmente; il mercato si è quindi adattato ed ha iniziato a commercializzare pillole prive di BZP, ma contenenti sostanze simili non sottoposte a regolamentazione (Kerr, JR 201).
Piperazines, benzylpiperazine trifluoromethylphenylpiperazine sono ampiamente simili per struttura ed effetti (sebbene meno potenti) alle anfetamine, MDMA e all’ecstasy.
Diversi studi neozelandesi hanno raccolto dati sugli effetti in acuto dell’assunzione delle party pills, da sole o in associazione al consumo di alcol. Effetti gravi, riportati in letteratura includono agitazione, stato d’ansia, confusione mentale, disforia, allucinazioni, vomito, insonnia, emicrania, aumento del lavoro cardiaco e ipertensione arteriosa. Il livello plasmatico di BZP correla positivamente con la comparsa di crisi epilettiche.
Tali sintomi sono stati segnalati per assunzione di BZP alle dosi indicate dal produttore.
Per ciò che concerne gli effetti dell’esposizione cronica alla BZP e alle molecole analoghe i dati in letteratura sono molto scarsi. Non esistono dati validati in studi sugli umani. In modelli animali (ratti) è stato dimostrato che l’esposizione cronica a BZP e analoghi causa sensibilizzazione, con comparsa precoce ed esacerbazione delle manifestazioni cliniche legate all’intossicazione acuta, sia dopo assunzione di BZP ed analoghi, sia dopo assunzione di MDMA.
Dott.sa Ilaria Festa
Medico Specializzando Neuropsichiatria Infantile